mercoledì 11 giugno 2008

Una pagina imprestata


Le vedo.È la prima giornata calda di un febbraio che fa le bizze.Sulla strada della domenica mattina le sagome incerte si inseguono ad un ritmo ancora incerto.Ma sono loro.Ne sono certo.Le prime ragazze in bicicletta del nuovo anno, sulle strade delle mie montagne, hanno un passo che commuove.Accaldate, sudate, stanche dei primi chilometri di un'annata appena iniziata, accompagnano i miei rientri (di banale automobilista) con la malcelata invidia verso chi fatica per il premio più grande: la gioia di pedalare.Sono belle.Le guardo da dietro, prima del sorpasso, contendere il passo con grinta ai pochi cavalli della mia auto.Sembra che vogliano resistere o semplicemente non si curano di chi le segue, le sfiora con lo sguardo, ne giudica inconsapevolmente forme e sforzi, così, senza giudizio.Come si può ammirare chi mette in gioco se stesso, senza rete, davanti agli occhi di tutti.Sono slanciate e muscolose, cicciotte e impacciate.Coi capelli raccolti, sudaticce, non ancora ambrate dal sole che le accompagnerà lungo i molti mesi di una stagione appena iniziata.Un sole che le dipingerà a strisce, una presa in giro per la perfetta estetica delle ragazze da solarium senza sforzi.Ma non si curano neppure del sole.Pura gioia nella sofferenza, nelle ginocchia raspate, nelle discese da brivido per l'aria tagliente che non si è ancora scaldata.Mi piacciono.Mi son sempre piaciute.Più dei maschi rasati sulle gambe, dai fisici snelli e possenti.Sembrano disinteressate e libere nella pedalata, hanno scelto la loro sfida con la determinazione che è donna, senza timore di giudizio, senza ragioni seconde alla scelta di essere se stesse.Le vedo di lato.Attente, incuranti lo sguardo che attraversa il finestrino e percorre le loro silhouette stillanti sudore.Hanno le guance arrossate.Ma continuano, senza ricambiare lo sguardo di ammirazione ed il silenzioso cenno di incitamento che non possono che intuire.Non rivolgono sorrisi, chiuse nello sforzo e nei pensieri che incessanti accompagnano la loro strada.Eccole dietro di me.Solo lo specchietto regala ancora un istante di contatto.La curva nasconde ormai le loro pedalate, quando la strada di casa si fa più vicina.Penso ancora a loro, più tardi, alla fatica pura dei loro gesti, al bisogno di affrontare la strada, alla discesa che le attende.Non parleranno a nessuno di quello che han fatto, non hanno bisogno di vanterie o complimenti.Non dovranno raffrontare tempi e confrontarsi sui rapporti usati in salita.Saranno felici con loro stesse e basta.Sono donne.
Chiffon Rouge o Paolo

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